Assistenza al parto Eutocico e/o Operativo

Per “assistenza al parto” s’intende l’insieme di azioni che vengono compiute al termine di una gravidanza, dal momento in cui si rompono le membrane sino alla nascita del bambino e ai suoi primi momenti di vita. Si inizia con le visite per controllare la dilatazione dell’utero, fino ad arrivare all’assistenza durante il travaglio. Il ginecologo si assicura che le contrazioni siano normali, fino al momento del parto. 

Le procedure messe in atto durante l’assistenza al parto sono estremamente importanti per valutare lo stato di salute del feto e della mamma. Grazie agli esami eseguiti è possibile valutare il momento in cui accompagnare la donna in sala parto e garantire un parto in totale sicurezza per entrambi i pazienti.

Oltre al supporto fornito dal proprio partner, questo tipo di assistenza prevede una serie di accertamenti medici che vengono eseguiti  fin dall’arrivo in ospedale o in clinica. La prima fase prevede una visita da parte di un’ostetrica che valuterà integrità o rottura delle membrane,  se ci sono contrazioni e, in caso positivo, con quale frequenza ed intensità queste si manifestano e si accerterà se è già stato liberato l’intestino (in caso contrario è necessario eseguire un clisma evacuativo).

Inoltre, l’ostetrica e/o il ginecologo valuteranno la dilatazione dell’utero; con la  palpazione dell’addome verrà stabilita la posizione del feto e verranno effettuati :

  • L’auscultazione del battito cardiaco
  • La misurazione della pressione sanguigna, della temperatura corporea e del battito cardiaco
  • L’esame delle urine della futura mamma per individuare l’eventuale presenza di proteine e zuccheri

Il travaglio, con una variabilità da donna a donna, dura in media dalle 8 alle 12 ore nel caso del primo figlio, mentre per il secondo generalmente non supera le 7 ore. Meno intense sono le contrazioni, più lungo sarà il tempo di travaglio. Affinché il bambino possa nascere è necessario che il collo dell’utero sia totalmente dilatato (10 cm di diametro) e, dopo il parto, la madre dovrà restare in sala parto insieme al ginecologo e/o all’ostetrica per essere assistita nell’espulsione della placenta (secondamento).

Il taglio cesareo o parto cesareo è un atto chirurgico che permette la nascita del bambino per via addominale. Può essere programmato o eseguito d’urgenza in funzione di diversi elementi che emergono durante la gravidanza o il travaglio. Il cesareo è un intervento chirurgico che consiste nell’estrarre il neonato per via addominale dopo l’incisione della parete addominale (laparotomia) e dell’utero (isterotomia).

Viene eseguito quando il parto per via naturale è impossibile o controindicato.

Esistono 2 circostanze diverse:

  • cesareo prima dell’inizio del travaglio: ad esempio il cesareo può essere programmato se il feto è troppo grosso (superiore a 4 chili) oppure in una posizione particolare (presentazione del feto in posizione podalica o di spalla)  o ancora se il bacino della mamma è considerato troppo stretto      
  • se l’utero è portatore di cicatrice di cesareo o di altri interventi (miomectomia).

 Il chirurgo ginecologo può anche decidere di praticare un cesareo d’urgenza quando, durante il travaglio, c’è una situazione di sofferenza per la madre e/o il bambino.

Il cesareo programmato o d’elezione consiste in un intervento in genere effettuato tra la 38° e la 39° settimana precedentemente stabilito con la paziente per diversi motivi, i più comuni dei quali sono una presentazione fetale anomala, o un precedente cesareo effettuato.Fermo restando , comunque , che un cesareo può essere deciso in qualsiasi momento del travaglio. Le cause più frequenti sono le anomalie del ritmo cardiaco del feto o l’assenza e/o l’arresto della dilatazione del collo dell’utero (quando il travaglio si blocca).

Il cesareo dovrebbe , ad ogni modo , sostituire il parto spontaneo quando si teme per l’incolumità di mamma e figlio:

  • nel bacino materno, il feto è in posizione podalica (con i piedi), di traverso, di spalla o con le natiche
  • durante il travaglio, il bambino la cui funzionalità cardiaca viene costantemente monitorata, mostra sofferenza
  • la madre è in età avanzata, sopra i 35 anni
  • gravidanza gemellare, fattore impegnativo per il parto
  • placenta previa, ovvero impiantata troppo in basso nell’utero
  • in precedenza, la madre ha subito più di un cesareo e perciò corre il rischio di rottura dell’utero lungo le cicatrici
  • mamma affetta da malattie importanti, come diabete, infezioni, ipertensione o insufficienza renale
  • manifesta gestosi, o preeclampsia, con disturbi come pressione alta e vomito
  • peso del bambino superiore ai 4 chilogrammi o inferiore a 2,5 chilogrammi
  • durante il parto vaginale, si verificano complicanze chiamate distocie (o difficoltà). Un parto è “distocico” se le contrazioni uterine sono ridotte, non regolari o troppo forti o la dilatazione del collo uterino si blocca. Anche la testa del bambino che si ferma e non procede nel canale del parto è una distocia.

Il cesareo è d’obbligo con problemi nel travaglio, come rottura dell’utero o emorragia, con pericolo di decesso di bambino e/o madre.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), a garanzia della mamma e del bambino, indica un limite di parti cesarei da non superare. Per l’OMS è buona norma praticare solo 1 taglio cesareo su 7, ovvero il 15%.

La parola cesareo potrebbe venire  dal latino “caedere” che significa “tagliare” o anche fare riferimento ad un testo romano che ha regolamentato questo intervento, chiamato “Lex Caesarea” durante il periodo di Cesare (753- 509  avanti Cristo), che prevedeva l’estrazione del feto dalla donna morta durante il travaglio. Esiste anche un mito secondo il quale Giulio Cesare sarebbe nato per via addominale.  

Il primo parto cesareo avvenuto con sopravvivenza materna daterebbe al XVIII secolo. In verità, è da quando si sono scoperti gli antibiotici che la tecnica ha cominciato a svilupparsi e ad affinarsi.